NETIZEN CLANDESTINO: sciopero e lutto nella rete italiana
Pubblicato da shardana51 su 4 Dicembre 2008
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I figli dei potenti possono essere bocciati “nonostante i papà”.
Pubblicato da shardana51 su 2 Dicembre 2008
Ho appreso incredulo che il figlio del Senatur Umberto Bossi è stato bocciato per la terza volta all’esame di maturità. E un somaro? Sembrerebbe di sì stando ai risultati. Una notizia interessantissima, che pone inquietanti interrogativi. Vendetta degli insegnanti contro la Gelmini? Insegnanti con parentele extracomunitarie? Un manipolo di insegnanti, i soliti. Quei fannulloni, ignoranti, immeritatamente benestanti e, magari, pure terroni ne hanno combinata un’altra delle loro. Chissà! Se non è così, è comunque una lezione per tanti politici e uomini di potere di tutte le parti politiche. Una cosa è certa: le raccomandazioni e il potere politico della Lega contano pochino visti i risultati scolastici dell’erede della Lega Nord. Mancava una perla per la certezza matematica: il figlio di un senatore della Repubblica Italiana, padre del federalismo, icona della autonomia e bla, bla.. bocciato per ben tre volte all’esame di maturità.
Questa notizia di per sé trascurabile o al massimo curiosa, è diventata nella giornata di domenica 30 novembre una delle notizie più commentate sulla rete. Qual è il motivo che ha spinto la gente ad interessarsi di un fatto così curioso? Per gli antileghisti, la soddisfazione di vedere il figlio di uno dei più controversi (e detestati) uomini politici degli ultimi vent’anni fallire miseramente e reiteratamente un esame alla portata di molti, anzi di quasi tutti. Oppure, sempre gli appartenenti alla categoria degli antileghisti, che vedono la conferma del fatto che tutto il movimento padano è la metafora dell’ignoranza ( anche se ciò non è del tutto vero).
Il fatto è un altro: le colpe dei padri non debbono ricadere sui figli impedendogli di esprimere le loro potenzialità, così i meriti dei genitori non dovrebbero riverberarsi aiutandoli a ottenere indebiti vantaggi. Da questo punto di vista, il fatto che Bossi non sia riuscito a far promuovere il figlio è un’ottima notizia. Ha comunque un’altra possibilità, si faccia furbo, non si ostini a far ripetere a suo figlio Renzo l’esame di licenza scientifica nella sua Padania. Se persevera, lo bocceranno per la quarta volta. Faccia come la ministra Gelmini. Porti suo figlio nell’odiato sud e sarà promosso… oppure…
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Netizen Clandestino, pronti per lo sciopero della Rete: ecco il nostro Inno.
Pubblicato da shardana51 su 2 Dicembre 2008
No alla Clandestinità, vogliamo la libertà
Domani, 2 Dicembre 2008 Neapolis, il programma curato dalle redazioni del TGR e dedicato alle nuove tecnologie riserverà un servizio alla iniziativa NETIZEN CLANDESTINO organizzata per protestare contro il mancato ritiro del ddl Levi e lo stato di Clandestinità in cui versano blog e siti web italiani alla luce della legislazione attualmente vigente.Salva i Blog continuiamo la nostra mobilitazione e la arricchiamo di nuove iniziative alle quali vi chiediamo di partecipare.Loris D’Emilio, ecco l’inno della campagna: la canzone B-landestino.
Registra un video con questa canzone, cantala tu e pubblicalo online col tag netizen clandestino!
Noi del gruppo
Grazie a
Domani 2 Dicembre 2008 potete invece contribuire inviando una mail agli Onorevoli della VII Commissione Cultura. Qui troverete tutte le istruzioni.Comunicato Ufficiale della manifestazione Netizen Clandestino e prepariamoci all’auto-oscuramento simbolico dei nostri siti e blog, previsto per il 4 Dicembre 2008
Il Parlamento italiano, a breve sarà chiamato a decidere sulla regolamentazione di siti, blog, forum, anche alla luce della proposta di legge Cassinelli.
Continuate inoltre a diffondere il
Ora più che mai è importante far sentire la nostra voce e diffondere tutti insieme le nostre istanze.
No alla Clandestinità, vogliamo la libertà
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L’ AIDS, questo sconosciuto….
Pubblicato da shardana51 su 1 Dicembre 2008
Il primo dicembre e’ la Giornata mondiale per la lotta all’Aids. e i membri di BlogCatalog si uniscono con l’Istituto nazionale sulle tossicodipendenze (NIDA) e il Dipartimento di Salute e Servizi Umani Ufficio di HIV / AIDS, la politica della AIDS.gov per Bloggers Unite per la Giornata mondiale contro l’AIDS. Una campagna di sensibilizzazione per far conoscere la malattia ed i problemi che ne derivano.
Le stime del 2007 parlano di 33,2 milioni di persone colpite da Aids, di cui 2,1 milioni sono bambini di età inferiore ai 15 anni. In Italia secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, aggiornati al 31 dicembre 2007, si verificano 4 mila nuove infezioni l’anno. Attualmente sono 59.500 i casi di AIDS notificati dall’inizio dell’epidemia fino al 31 Dicembre 2007.
La Regione più colpita in assoluto risulta essere la Lombardia, ma nell’ultimo anno il tasso di incidenza più elevato è quello del Lazio seguito da Lombardia, Toscana, Emilia Romagna e Liguria.
Attualmente la via di trasmissione del virus é quasi esclusivamente quella sessuale: scende progressivamente, infatti, il numero dei tossicodipendenti che diventa sieropositivo, come il numero dei bambini che si infettano dalle madri. Il virus HIV, Virus dell’Immunodeficienza Umana, è un retrovirus, cioè un virus a RNA, che attacca alcune cellule del sistema immunitario, principalmente i linfociti CD4, che sono importantissimi per la risposta immunitaria, indebolendo il sistema immunitario fino ad annullare la risposta contro virus, batteri, protozoi e funghi. La distruzione del sistema immunitario causa una sindrome che si chiama AIDS (o, in italiano, SIDA: Sindrome da Immuno Deficienza Acquisita). Una persona affetta da SIDA è maggiormente esposta alle infezioni.
È molto importante fare qualcosa per eliminare HIV/AIDS che colpisce milioni di persone nel mondo. E tutti noi facciamo parte di questo mondo. È indispensabile portare avanti un discorso di informazione e di prevenzione. Ma non basta farlo solo il 1° dicembre, la giornata simbolo da dedicare a questo importante tema e restare totalmente inermi negli altri 364 giorni dell’anno! Si, è fondamentale che non rimanga l’unica giornata dell’anno in cui se ne parla, perchè l’aids è una battaglia di tutti i giorni. Noi crediamo di essere informati ma troppo spesso abbiamo informazioni sbagliate. Molte volte si ottengono informazioni totalmente opposte che confondono piuttosto che chiarire. Per questo occorre rivolgersi a strutture serie e a persone competenti.
Questa campagna di sensibilizzazione nasce anche per questo, per far nascere nelle persone la voglia e la necessità di informarsi, e soprattutto spingere i giovani a farlo e ad utilizzare le giuste precauzioni quando si fa l’amore. Un piccolo accorgimento ci evita la possibilità di prendere una eventuale malattia alla quale non si potrà più tornare indietro.
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Internet in clandestinità
Pubblicato da shardana51 su 30 Novembre 2008
Reporter sens frontière (Rsf) ha pubblicato la prima classifica mondiale della libertà di stampa e non sono mancate le sorprese. L’Italia si piazza al quarantesimo posto, superata da paesi latinoamericani come Ecuador, Uruguay, Paraguay, Cile ed El Salvador, oltre che da Stati africani come Benin, Sudafrica e Namibia. La maglia nera dei peggiori del gruppo spetta a tre nazioni asiatiche: Corea del Nord, Cina e Myanmar. In fondo alla classifica figurano anche la maggior parte dei paesi arabi, a partire da Libia, Tunisia e Iraq, dove è semplicemente impensabile che un giornale o una testata radiotelevisiva possa criticare il capo dello Stato o l’operato del governo. R.s.f. assegna invece buoni voti ad alcune realtà africane come Benin, Sudafrica, Mali, Namibia e Senegal, tutte collocate nelle prime cinquanta posizioni e in condizione di vantare una reale libertà di stampa.
Ma se si parla di Libertà in rete” l’Italia scivola oltre il 1000° posto, dopo i paesi arabi tanto criticati, e i paesi del terzo mondo. Nel nostro Paese, infatti, sono giorni bui per l’informazione online. Noi blogger viviamo in clandestinità e la spada di Damocle è li che ci segue non ci lascia stare pendente, in bilico sulle nostre povere testa che da un momento all’altro puoi veder crollare tutto a causa di una legislazione oscurantista, la spada di Damocle può improvvisamente colpirci senza pietà, da un momento all’altro e non ci lascia scampo, ci ritroviamo con il blog oscurato e inconsapevolmente indagati per stampa clandestina, come Carlo Ruta, storico e filosofo siciliano che da anni si occupa, online e offline, di storie ed inchieste di mafia, che si è visto notificare una sentenza con la quale il Tribunale di Modica gli ha contestato il reato di stampa clandestina previsto dall’art. 16 della vecchia – ma sempre vigente – Legge sulla Stampa, la n. 47 dell’8 febbraio 1948, per aver proceduto alla pubblicazione del suo blog senza la prescritta registrazione della testata presso il registro della Stampa.
Le decisioni dei giudici non si commentano se non dopo averle lette integralmente e non avendolo fatto mi limito a far osservare quanto diverso un blog sia da un quotidiano o da una testata giornalistica televisiva.
Ma storie come questa devono farci riflettere. Il nostro non è il blog di Beppe Grillo, né quello di Antonio Dipietro, né quello di Marco Travaglio, ma nel tempo libero attraverso il nostro blog osserviamo, commentiamo, e talvolta critichiamo e dobbiamo essere liberi di pensare e liberi di bloggare! Per questo chiediamo il ritiro immediato del ddl Levi, modifica della legge n° 62 del 2001 in modo che Internet non rientri nelle leggi sull’editoria.
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Tremonti taglia le spese ma non quelle dei politici
Pubblicato da shardana51 su 29 Novembre 2008
Contenere la spesa pubblica è uno egli obiettivi del ministro dell’Economia Tremonti: ridurre le auto blu, tagliare i dirigenti inutili, risparmiare su riscaldamento e carta, distribuire con parsimonia i telefonini. Tutto giusto, anzi, giustissimo. Attenzione però i tagli alla spesa pubblica per essere veramente equi debbono interessare anche la politica. Le norme nell’ultima Finanziaria che permettono il mantenimento del doppio stipendio a parlamentari membri del governo, e il rimborso elettorale sino al 2011 anche per le forze politiche non più presenti in Parlamento non sono un buon esempio di parsimoniosa gestione dei soldi pubblici. Lo scherzetto costerà agli italiani circa 300 milioni di euro. A cui vanno aggiunti circa 8 miliardi di euro di costi totali per mantenere il sistema politico da Roma alle provincie. Troppi, veramente troppi!
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No alla Clandestinità: vogliamo la Libertà.
Pubblicato da shardana51 su 29 Novembre 2008
Con preghiera di diffusione: fai circolare il seguente messaggio tramite email, il tuo sito, i social network, i social news ed in qualunque altro modo tu lo ritenga possibile!
La rete italiana è in lutto in difesa della libertà di espressione. Secondo la legge N° 62 del 7/3/2001 siamo tutti in situazione di illegalità e di clandestinità. Tutti noi La rete italiana è in lutto in difesa della libertà di espressione. Secondo la legge N° 62 del 7/3/2001 siamo tutti in situazione di illegalità e di clandestinità. Tutti noi come come Carlo Ruta possiamo essere condannati per stampa clandestina ed il nostro sito/blog può essere oscurato. Aiutaci a sconfiggere la censura che ci opprime! Ci rivolgiamo a te che hai un blog, un sito, un forum in Italia e, ci rivolgiamo agli internauti di tutto il mondo perchè ognuno faccia la sua parte e diffonda questo messaggio per difendere la neutralità e libertà di Internet. Chiediamo al Parlamento italiano il ritiro immediato del ddl Levi e chiediamo che, senza formule suscettibili di interpretazione, tutti i mezzi internet usati per esprimere e diffondere informazioni ed opinioni, se utilizzati in forma amatoriale, siano sottratti alla legislazione sull’editoria, indipendentemente dalla loro capacità di produrre profitti. Giuseppe Giulietti nel 2001, come relatore della Legge N° 62 dichiarò che: “La legge sull’editoria non ha mai avuto tra i suoi obiettivi quello di imbrigliare le attività editoriali sulla rete. Sono quindi falsi gli allarmi e le preoccupazioni diffusi in tal senso.” A distanza di sette anni ed a causa di quella legge, uno di noi, Carlo Ruta è stato condannato per stampa clandestina ed il suo sito è stato oscurato. Le rassicurazioni di allora sono dunque state inutili come lo saranno quelle di oggi e di domani. Tu che ci stai leggendo, tu che sei uno di noi, non rimanere inerte! Domani potrebbe capitare anche a te! Fai sentire la tua voce e lotta insieme a noi per continuare ad esprimere i tuoi pensieri. A questo link troverai tutte le informazioni per fare anche tu la tua parte. Fai sentire a tutti il tuo grido di libertà! No alla clandestinità, vogliamo la libertà. QUESTO E’ IL CALENDARIO DELLE INIZIATIVE CHE STIAMO ORGANIZZANDO PER UNA SETTIMANA DI MOBILITAZIONE STRAORDINARIA Contro il DDL 1269 di Ricardo Franco Levi, che ancora giace, SENZA MODIFICHE, nei cassetti della Commissione Cultura VII
*** 2 Dicembre *** -
invio di lettera ai singoli onorevoli della VII commissione cultura (ELETTORI DI CIRCOSCRIZIONE) – invio di comunicato stampa ai media italiani e STRANIERI (RESPONSABILI GRUPPO)
*** 3 Dicembre *** -
invio di lettera al presidente VII commissione cultura Valentina Aprea e RICARDO FRANCO LEVI (TUTTI)
*** 4 Dicembre ***
CONTRO LA CLANDESTINITÀ’ DI TUTTI I SITI E BLOG IN ITALIA – Avvio della più grande mobilitazione Internet con sciopero e lutto di blog e siti (tutti clandestini), social network strike ed un passaparola mondiale!
ISCRIVITI ALLA CAUSA http://apps.facebook.com/causes/161427
NormaCamp.
Siamo disponibili ad aprire un sano confronto con tutti coloro che vogliono fare proposte su norme per l’editoria web. Per questo ci stiamo organizzando in un BarCamp:
http://barcamp.org/NormaCamp
Utilizza questo codice:
http://www.facebook.com/group.php?gid=32540852267“>
http://www.fdambrosio.net/censura-blog_banner_small.jpg” border=”0″ alt=”vai al gruppo su FaceBook Contro il DDL anti-Blog presente alla Camera”/>
http://ammazzablog.wordpress.com/“>Ammazzablog.wordpress.com
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Ridicolo nascondersi dietro la fatalità
Pubblicato da shardana51 su 27 Novembre 2008
Sabato è morto un ragazzino di soli 17 anni, schiacciato dal soffitto e da un grosso tubo di ghisa, venuto giù per il crollo del Liceo scientifico Charles Darwin a Rivoli, in provincia di Torino. Sempre sabato il ministro Gelmini ha avuto anche la faccia tosta di andare in quella scuola appena crollata, e dire: “E una tragedia incomprensibile”.
Non è incomprensibile, è dovuto al fatto che i governi di tutti i colori, che si sono succeduti in questi anni, non hanno fatto altro che fare tagli alla scuola pubblica, e questo ha contribuito all’abbandono e alla fatiscenza delle strutture pubbliche. Il Ministro dell’Istruzione Gelmini afferma: “Abbiamo distribuito 300 milioni di euro nel 2008 proprio sulla sicurezza e con il sottosegretario alla presidenza Bertolaso abbiamo avviato un piano per mettere in sicurezza le 100 scuole meno sicure d’Italia”. 300 milioni di euro per la sicurezza nelle scuole sono una miseria, quando un rapporto di Legam-biente dice che sono 10 mila le scuole, che dovrebbero essere sottoposte a urgenti in-terventi di manutenzione.
E intanto il Presidente del Consiglio Berlusconi dice: “E’ stata una drammatica fatalità”. Ci risiamo: cade un elicottero militare e la causa è una tragica fatalità, salvo scoprire che la manutenzione del parco velivoli ultimamente è stata decisamente trascurata per mancanza di fondi. Crolla la controsoffittatura di una scuola, ci scappa il morto e alcuni feriti gravi e si parla nuovamente di tragica fatalità nonostante il patrimonio edilizio scolastico sia in condizioni pietose, al punto che, se per essi valessero le stesse regole che si applicano ai locali pubblici, la maggior parte delle scuole sarebbe costretta alla chiusura e, in caso di incidente come quello accaduto a Rivoli, scatterebbe l’accusa di omicidio volontario, proprio come sono stati accusati in questi giorni i vertici della Thyssen Krupp.
Come se fosse una fatalità, che la porta sbatte all’improvviso per il forte vento che im-perversa da due giorni, e viene giù “mezza scuola”. Quella scuola andava a pezzi come vanno a pezzi altre migliaia di scuole in tutta Italia. Ci doveva scappare il morto per ricordarcene? A sentire queste dichiarazioni non si può non provare rabbia. Ha detto bene il padre del povero Vito Scafidi: “Le scuole insicure vanno chiuse”. E’ una cosa assurda dover morire per andare a scuola. Non si può morire così, come è vergognoso dover morire per andare a lavorare.
La situazione del mondo della scuola é drammatica, costretto ad elemosinare per le spese correnti. Sappiamo che le norme di prevenzione esistono e qualora non siano rispettate prevedono la stessa pena per l’omissione di prevenzione sui cantieri di lavoro, con l’aggravante che sono volte a tutelare minori. Occorre che la Repubblica italiana dichiari guerra all’ignoranza. Che conseguentemente investa nell’edilizia scolastica quelle risorse straordinarie che consentano al Paese di raggiungere fini formativi adeguati alle sfide di oggi, cosa possibile in contesti qualificati e non certo negli ambienti deprivati che oggi sono il denominatore comune di tutte le scuole italiane. Non è solo nelle scuole che manca la sicurezza, ma anche nella stragrande maggioranza dei luoghi di lavoro. Da più parti ci viene detto: “Ci sono le leggi, bisogna farle rispettare”. E’ vero, bisogna farle rispettare, peccato che le Asl abbiano un personale ispettivo ridotto all’osso, 1.950 tecnici della prevenzione a fronte di 5 milioni di aziende da controllare.
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I Ministri ombra inglesi, scimmiottatura nel nostro Paese…
Pubblicato da shardana51 su 25 Novembre 2008
Trovo piuttosto ridicoli quegli anchorman televisivi che presentano con grande serietà e deferenza i “ministri ombra” invitati alle loro trasmissioni. Ancor più ridicole le “ombre” che rispondono con sorrisi di compiacimento agli applausi di rito. Questi signori che si presentano pubblicamente come “ministri” (sia pure ombra…) senza averne alcun titolo.
L’idea di istituire un governo ombra, Walter Veltroni l’ha avuta guardando alla Gran Bretagna, l’ha vista, gli è piaciuta, l’ha importata, e in seguito alla vittoria del PDL alle elezioni politiche dell’aprile 2008, il leader del PD Walter Veltroni, il 9 maggio lo ha presentato ricalcando lo schema di ripartizione delle competenze del governo Berlusconi IV, dando così vita al Governo ombra del Partito Democratico. A Veltroni succede spesso e quasi mai con successo, di scopiazzare dagli altri. Edmondo Berselli, un osservatore politico vicino al centrosinistra, ha mirabilmente riassunto questa caratteristica veltroniana in ” I care, We can, They win “: una sola frase che mette insieme due slogan ( presi a prestito da don Milani, il primo, e da Barack Obama, il secondo) e il risultato lo abbiamo visto nell’ultima campagna elettorale.
Nel Regno Unito il governo ombra è una prassi consolidata dallo storico bipolarismo e ha anche un certo significato. Il governo ombra, in inglese shadow government, è l’istituzione politica costituita dal capo dell’opposizione, che la dirige, e da parlamentari dell’opposizione (i ministri ombra) incaricati di seguire da vicino, proprio come un’ombra, l’attività dei corrispondenti ministri del governo in carica. Quindi a ogni proposta del governo, l’opposizione fa un’ operazione contrapposta dettagliando quel che avrebbe fatto, dove avrebbe trovato i quattrini e come li avrebbe spesi. Insomma svolge un’azione critica verso le decisioni del governo in carica, e proporre alternative.
In Italia è solo una pessima scimmiottatura. I ministri ombra nostrani si gonfiano, si atteggiano ma non fanno assolutamente nulla. Sarebbe comunque un’evoluzione positiva della cultura politica italiana se almeno facessero il loro lavoro, anziché limitarsi all’opposizione tutta italiana: fare della generica propaganda contro il governo di turno.
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L’evasione fiscale è la scorciatoia verso il baratro….
Pubblicato da shardana51 su 23 Novembre 2008
Da ciò che dicono gli esperti pare che la mafia fatturerebbe qualcosa come 130 miliardi di euro l’anno con un utile di 70 che ovviamente sfugge a qualsiasi tassazione. E un paradosso ma anche se nessuno si sogna di mandare l’agenzia delle entrate dai vari boss per notificare una cartella esattoriale o per contestare l’accertamento fiscale, invitarli al contraddittorio ed eventualmente obbligarli a presentare ricorso presso le commissioni tributarie come siamo costretti a fare noi quando bussa il fisco e ci richiede qualcosa. Nessuno lo fa da quelle parti, chi ci prova rischia di fare una brutta fine. Non c’è nulla da contestare, non c’è alcuna evasione perché la mafia fattura anche se lo fa a modo suo senza applicare le imposte dovute per legge. Sono milioni gli italiani che ogni giorno fatturano, applicano l’Iva e diligentemente la versano il mese successivo, a fine anno stilano un bilancio e sii quello che rappresenta il risultato utile ci pagano le imposte. Ci vorrebbe un minimo di rispetto per queste persone che si comportano secondo le regole, rispettando, anche a rischio di mettere in pericolo la propria salute mentale, una giungla di leggi e regolamenti come quella italiana nella quale districarsi diventa quasi impossibile. La prossima volta che si parla di evasione fiscale però facciamolo con un minimo di serietà. Troppo facile andare a beccare il singolo che ha evaso briciole mentre ogni anno l’equivalente di almeno cinque finanziarie sfugge a ogni controllo e a ogni tassazione. Pensate che meraviglia: in dieci anni grazie esclusivamente alla mafia potremmo annullare il debito pubblico, se solo le autorità preposte al controllo dell’evasione fossero capaci di farlo.
Io avrei obiettivi meno ambiziosi. Mi basterebbe che venisse drasticamente diminuita la parte di sommerso che sarebbe di circa 311 miliardi di euro l’anno pari a circa un terzo del Pil ufficiale, ma che nessuno sa esattamente a quanto ammonti. Insomma, in termini di imposte (dirette, indirette e contributive) sottratte all’erario si é sui 125-130 mld. L’economia sommersa sottrae al Fisco circa 200 mld l’anno; l’economia criminale circa 100 mld; l’evasione-elusione delle grandi imprese 7 mld e dei lavoratori autonomi e piccole imprese 4 mld. E mi basterebbe che le dichiarazioni dei lavoratori autonomi fossero ragionevolmente veritiere. Ma, per riuscirci, sarebbe necessario fare almeno tre cose, all’apparenza semplici:
1) disboscare quella giungla legislativa che caratterizza il sistema impositivo italiano;
2) arrivare ad aliquote sopportabili;
3) rendere possibile la deduzione delle tasse già pagate per beni e servizi.
In attesa di quel giorno, chi si comporta secondo le regole continui a farlo, altrimenti finiremmo per cadere nel baratro.
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L’energia di Obama non arriverà qui in Italia
Pubblicato da shardana51 su 8 Novembre 2008
Ha vinto Obama: vedo e sento che in Italia, come in molti altri Paesi del mondo, si sta festeggiando la vittoria di Obama; io non vedo cosa ci sia da festeggiare, se non la modesta consolazione che altrove si è capaci di ciò che qui è di fatto impossibile. Dio voglia che Obama salvi il suo Paese dalla recessione e dalla depressione, culturale, morale ed economica; ma pensare che la sua energia sia così straordinaria da arrivare fin qui è, davvero, pretendere troppo, fosse anche un semidio, senza contare che farà solo gli interessi degli Usa, non dell’ Italia.
In Italia non è tempo di nessun Obama, qualunque sia il colore della sua pelle, perché in Italia non mi sembra sia tempo di grandi uomini con grandi idee, né è tempo di grandi speranze né di grandi politiche.
Ciò che ammiro dell’America non è il fair play dei suoi candidati alla presidenza – che poi non è stato tanto fair play fino a ieri – ma la vitalità della nazione. Solo un paio di anni fa sembrava un Paese di paranoici ossessionati dal terrorista della porta accanto, un paese chiuso in se stesso e nell’illusione di poter vivere senza più la forza e la voglia di uno slancio, di un sogno.
Ammiro lo spirito democratico degli Usa, dove un candidato è stato realmente eletto dal popolo e dove l’avversario sconfitto ne ha riconosciuto la vittoria, ne ha esaltato la caparbietà e lo ha chiamato “il mio presidente” dicendo di essere orgoglioso della capacità democratica dimostrata dal suo popolo. In Italia non sarebbe successo. Insomma, si è compiuto un percorso iniziato più di un anno fa, un percorso di rigenerazione compiuto non solo da una classe politica, ma da una intera nazione.
A noi la fortuna di aver visto un altro sogno realizzato. Sì, perché abbiamo vissuto un frammento della milionaria storia dell’umanità, ma che frammento! Sì, siamo dei fortunati noi nati intorno alla metà del XX secolo. Fortunati perché siamo stati spettatori di eventi non storici, non memorabili ma per certi aspetti incredibili. Noi c’eravamo e avevamo cognizione di quanto stava succedendo quando l’uomo mise il piede sulla Luna. Noi c’eravamo ed abbiamo colto lo straordinario cambiamento quando dal loggiato della basilica di San Pietro si è affacciato un Papa straniero e mercoledì abbiamo vissuto la straordinaria e per certi aspetti incredibile realizzazione di un sogno. Del sogno di Martin Luther King, al quale va il mio pensiero, che a 45 anni di distanza vede realizzato il suo sogno. E per ultimo la vittoria di Obama produce un senso di gioia e soddisfazione dato che Obama non ha vinto ma stravinto e quei 167 voti di differenza sono uno schiaffo morale a Bush, alla sua fallimentare politica socioeconomica e guerrafondaia.
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La Lega ridicola e razzista…
Pubblicato da shardana51 su 9 Novembre 2008
Il ministro Maroni tempo fa dichiarò che l’Italia non è razzista e sono d’accordo con lui anche se oggi, nell’Italia governata dalla Lega, si verificano sempre più spesso casi di intolleranza. Ma la sua Lega è razzista e su questo non potrà mai controbattere. La prova che i leghisti sono razzisti emerge quotidianamente dalle proposte di legge presentate dai vari deputati e senatori.
Ultima strozzata in ordine di tempo, l’istituzione della “purezza etnica” e “padanizzazione” degli alpini in una proposta di legge firmata dal deputato del Carroccio, Davide Caparini, che ha l’obiettivo di «salvaguardare la natura “padana” delle penne nere, riconoscendo un bonus agli arruolati settentrionali». Infatti, nel provvedimento in discussione alla commissione Difesa della Camera, presieduta da Edmondo Cirielli, la Lega propone di pagare di più gli alpini del Nord rispetto a quelli del Sud: 500 euro di “premio” in busta paga per avere avuto il merito di essere stati partoriti sopra la linea gotica. I nuovi arruolati provenienti dalle regioni settentrionali, inoltre, potranno svolgere servizio «in siti prossimi» al loro comune di residenza. Non solo, a decidere «sui requisiti psicoattitudinali dei giovani aspiranti» sarà una commissione del Nord, cioè composta da personale residente nel settentrione d’Italia. Perché anche gli esaminatori del Nord? Per «ovviare alle sempre più frequenti discriminazioni compiute proprio ai danni degli aspiranti volontari» di regioni settentrionali, in favore dei meridionali, spiegano gli esponenti del Carroccio.
Questa malsana idea, palesemente discriminatoria nei confronti dei giovani del Sud sembra ispirata dal libro “Mein Kampf”, perché come nella teoria di Hitler, nella teoria della Lega sta l’idea della razza cosiddetta “ariana” o “nordica”, cioè la razza più forte, la più creativa e valorosa, a cui spetta il diritto di dominare il mondo. Fortunatamente l’idea è già stata bocciata e la quasi totalità della commissione ha dichiarato che eventuali ulteriori benefici andranno assegnati a tutti, a prescindere dal luogo di residenza o dalla provenienza geografica.
Ma gli uomini della Lega lo sanno che gli alpini fanno parte dell’ Esercito italiano, e che negli oltre 100 anni di storia tantissimi meridionali hanno servito con la penna nera tutti i fronti di tutte le guerre cui ha preso parte l’Italia? Per la Lega l’antimeridionalismo, é come per Hitler l’antisemitismo. Per la Lega i meridionali non sono una comunità italiana ma una razza, e cioè la razza che vuole rovinare tutte le altre. Mescolandosi con i padani i meridionali cercano di imbastardirli, distruggendo la purezza della razza e eliminando così la loro forza, necessaria per la lotta per la supremazia. Il meridionale è il nemico più pericoloso, è cattivo fino in fondo. E l’antimeridionalismo sta diventando per Bossi e compagni una vera e propria ossessione.
Questo potrebbe sembrare ridicolo ma non lo é, hanno cominciato con gli insegnanti, poi con gli alpini, poi toccherà agli impiegati statali e poi gli operai e poi… Di questo passo questa nuova ideologia tutta padana un giorno potrebbe avere gravi conseguenze sul fronte costituzionale e civile.
È importante che l’opinione pubblica e i suoi elettori (in buona fede) siano informati del pericolo cui vanno incontro.
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I diritti dei rifugiati….
Pubblicato da shardana51 su 9 Novembre 2008
Ma chi sono i rifugiati? I rifugiati sono persone con un fondato timore di persecuzione sulla base della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinione politica. I rifugiati sono costretti a fuggire dai loro paesi a causa di guerre, conflitti civili, politici o per violazioni dei diritti umani. Insomma, persone che sono state sradicate nei rispettivi paesi. L’articolo 14 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani riconosce alle vittime di violazioni dei diritti umani di poter lasciare liberamente il loro paese e a cercare rifugio altrove.
Ma spesso i vari governi vedono i rifugiati solo come una minaccia o un onere, e non rispettano questo principio fondamentale e non fanno assolutamente nulla per proteggere i rifugiati. Anzi alcuni governi hanno sottoposto i rifugiati ad arresti arbitrari, negando loro quei diritti sociali ed economici chiudendo le frontiere. Nel peggiore dei casi, il più fondamentale principio della protezione dei rifugiati, sono stati violati, e i rifugiati sono stati rimpatriati con la forza in paesi in cui hanno dovuto affrontare la persecuzione.
Ogni anno cresce enormemente il numero di rifugiati in tutto il mondo dopo un rilevamento annuale è emerso che alla fine del 2007 ci sono stati 11,4 milioni di rifugiati e altri 26 milioni di sfollati a causa di conflitti o persecuzioni. Il rapporto annuale Global Trends 2007 afferma che nel 2007 il numero di rifugiati è salito a 67 milioni di persone. Di queste 16 milioni di loro sono persone che scappano da un conflitto o da persecuzioni politiche, il 15,15% in più rispetto al 2006, mentre gli altri 51 milioni sono ‘sfollati, anche interni al proprio paese. A determinare l’ incremento del numero di persone in fuga dalla propria terra hanno influito molto la situazione di Iraq e Afghanistan. Aumentato, del 6,5%, anche il numero degli “sfollati” a causa di violenze di vario genere: oltre 26 milioni nel 2007. Dopo la Colombia e l’Iraq, la nazioni col maggior numero di sfollati sono la Repubblica Democratica del Congo, l’Uganda e la Somalia.
In aumento anche le richieste si asilo: 647.200 nel 2007 sono state presentate singole domande di asilo o lo status di rifugiato ai governi. Negli ultimi decenni, le Nazioni Unite collaborate da varie agenzie hanno fatto parecchio per aiutare gli sfollati che fuggono da un conflitto, tuttavia, non è mai stata trovata una soluzione politica globale. Le agenzie Onu e le Ong che si occupano di rifugiati chiedono da anni che l’Europa si doti di una legge comune per la gestione e la tutela dei richiedenti asilo. Una richiesta rimasta inascoltata per lungo tempo, e che comincia ora un lungo percorso: la Commissione Europea ha presentato infatti un piano europeo per una politica sull’asilo.
Ma attualmente la responsabilità di garantire asilo politico ricade in modo sproporzionato sui paesi in via di sviluppo che, no
nostante le loro risorse limitate, sostengono l’onere di ospitare un grande numero di rifugiati. Oggi sarebbero meno della metà, solo 32 milioni, i profughi che ricevono attualmente assistenza. Per questo è indispensabile una maggiore solidarietà internazionale per ripartire l’onere della protezione e soprattutto per affrontare cause e conseguenze dei flussi di migrazioni e di profughi, per poter garantire ai rifugiati la tutela che meritano per aiutarli a tornare un giorno a casa in sicurezza e dignità.
Ritenendo il diritto di asilo una questione di vita o di morte che non può essere pregiudicata da singoli interessi, oggi con i nostri post intendiamo dar voce a tutti i rifugiati. Chiediamo quindi di bloccare le violazioni dei diritti umani in tutti i paesi del mondo. Chiediamo una maggiore protezione per i rifugiati e gli sfollati e la fine degli abusi quando raggiungono una minima sicurezza. Chiediamo alle Nazioni Unite e ai governi di tutto il mondo di osservare i propri obblighi di proteggere i rifugiati e di rispettare i loro diritti – a prescindere da dove essi provengano o dal paese dove essi intendono rifugiarsi.
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Una pagina di storia gloriosa
Pubblicato da shardana51 su 11 Novembre 2008
Il 4 novembre è una data importante per l’Italia, ma la Vittoria del 1918 fu costruita l’anno prima. Ma data dell’8 novembre è passata quasi sotto silenzio, anche perché così vicina a quella del 4, anniversario della Vittoria della “Grande Guerra”. Desidero però ricordare che l’8 novembre 1917 si svolse a Peschiera un convegno molto importante: quello fra i plenipotenziari italiani, francesi ed inglesi dopo la battaglia di Caporetto. I nostri alleati non credevano alle nostre possibilità di resistenza all’avversario austro-ungarico-tedesco e chiesero la ritirata italiana fino al Po. Prima del colloquio, Re Vittorio Emanuele III affermò la sua volontà di parlare da solo. Secondo la testimonianza dei plenipotenziari britannici, la sua prosa ed i suoi argomenti furono tali da convincere, senza lasciare alcun dubbio in proposito, chi non pensava possibile una resistenza italiana sul Piave che, invece, risultò vincente. Circa un anno dopo, il Re impose l’avvio della battaglia di Vittorio Veneto, nonostante l’opposizione, più o meno velata, di alcuni generali, e il successo fu travolgente. In pochi giorni, dopo un’iniziale resistenza austroungarica, determinò il tracollo dell’Impero, portando all’armistizio di Villa Giusti. Si apriva così un fronte meridionale per l’attacco alla Germania, la quale, resasi conto del pericolo e nonostante si trovasse ancora, sul fronte occidentale, saldamente in territorio francese, si arrese. La 4° guerra d’indipendenza o la Prima Guerra Mondiale era vinta.
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Perché in Campania l’arresto per i rifiuti?
Pubblicato da shardana51 su 12 Novembre 2008
Dal 31 ottobre per chi abbandona rifiuti ingombranti per strada c’è l’arresto, ma solo se si è in Campania. Per adesso sei persone sono state arrestate a Napoli in flagranza: avevano abbandonato illecitamente, su aree pubbliche, materiale di risulta proveniente da lavorazioni industriali ma anche mobili da cucina, bombole di gas, materiale ferroso e mattoni di scarto. Questa legge sembrerebbe illegittima, ma c’è chi come il gip Nico-la Miraglia la pensa in modo diverso tanto da aver rigettato come “manifestamente infondata” la prima eccezione di incostituzionalità sostenendo che: “La situazione di emergenza tipica della sola Campania in tema di rifiuti giustifica una regolamentazione diversa della materia rispetto ad altre regioni anche sul versante del trattamento penale”.
Io forse non sono abbastanza intelligente e acuto, ma proprio non riesco a capire perché chi butta rifiuti ingombranti speciali e/o pericolosi come i vecchi frigoriferi e lavatrici a mobili scassati) da Sessa Aurunca a Sapri, cioè in Campania, rischia il carcere, e chi lo fa da Ventimiglia a Luni, cioè in Liguria, non rischia questa punizione.
Eppure a me, in alcune curve della Via Aurelia, anche nei punti più “panoramici” del Tigullio capita spesso di vederne, eccome, di vecchi materassi e altri materiali “ingombranti”. Che si voglia punire la maggior estrosità dei campani? Che la “munnezza napoletana” sia più pericolosa della “rumenta genovese”?
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Sta per tornare la legge ammazza blog: che facciamo stiamo zitti?
Pubblicato da shardana51 su 13 Novembre 2008
La Camera manda avanti il DDL anti-blog
Roma – Era ottobre 2007. Il consiglio dei ministri approvava il cosiddetto “DdL Levi-Prodi“, disegno di legge che prevedeva per tutti i blog l’obbligo di registrarsi al Registro degli Operatori di Comunicazione e la conseguente estensione sulle loro teste dei reati a mezzo stampa.
La notizia, scoperta del giurista Valentino Spataro e rilanciata da Punto Informatico, fece scoppiare un pandemonio. Si scusarono e dissociarono i ministri Di Pietro e Gentiloni, ne rise il Times, Beppe Grillo pubblicò un commento di fuoco sul suo blog. Il progetto subì una brusca frenata e dopo un po’ le acque si calmarono. Cadde il governo Prodi.
Un anno dopo: novembre 2008. Un altro giurista, Daniele Minotti, si accorge che il progetto di legge gira di nuovo nelle aule del nostro Parlamento, affidato in sede referente alla commissione Cultura della Camera (DdL C. 1269).
Minotti ne fa una breve analisi sul proprio blog, marcando le diversità fra il nuovo testo e quello precedente. Abbiamo tuttavia alcune differenze di interpretazione. Diamo insieme un’occhiata ai punti salienti del progetto di Legge per capire cosa possono aspettarsi i navigatori e i blogger italiani:
Art. 2.
(Definizione di prodotto editoriale).1. Ai fini della presente legge, per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione o di intrattenimento e destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.
Qualsiasi blog rientra in questa definizione.
Art. 8.
(Attività editoriale sulla rete internet).1. L’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale sulla rete internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
3. Sono esclusi dall’obbligo dell’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro.
All’apparenza il comma 3 escluderebbe la maggioranza dei blog dall’obbligo di registrazione e dai correlati rischi legali. Ma non è così. Ecco alcuni esempi pratici.
Il blog di Beppe Grillo ha una redazione, ha banner pubblicitari, vende prodotti. In parole povere: sia secondo il Codice Civile, sia secondo la comune interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, fa attività di impresa. Se il progetto di legge fosse approvato, perciò, Beppe Grillo avrebbe con tutta probabilità l’obbligo di iscriversi al ROC. Non solo: sarebbe in questo modo soggetto alle varie pene previste per i reati a mezzo stampa.
Affari suoi, diranno forse alcuni. Eppure non è l’unico a doversi preoccupare. Nella stessa situazione si troverebbero decine, probabilmente centinaia di altri ignari blogger. Infatti: chiunque correda le proprie pubblicazioni con banner, promozioni, o anche annunci di Google AdSense, secondo la comune interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, fa attività di impresa.
Il ragionamento è semplice. L’apposizione di banner è un’attività pubblicitaria continuativa che genera introiti; una prestazione continuativa è un’attività di impresa; chi fa impresa grazie alle proprie pubblicazioni deve registrarsi al ROC; chi è registrato al ROC può incorrere nei reati di stampa. Chi invece è in questa situazione e non si registra al ROC, può essere denunciato per stampa clandestina (ricordiamo un caso recente).
Per quanto in nostra conoscenza, manca ancora un pronunciamento strettamente ufficiale dell’Agenzia delle Entrate (interpello) se l’uso di qualche banner rientri nelle attività dell’impresa (ma l’orientamento è piuttosto chiaro: banner = attività lucrosa continuativa; attività lucrosa continuativa = impresa).
Per questa ragione, se il progetto di Legge venisse approvato come è ora proposto, saremmo nel migliore dei casi di fronte ad una legge passibile di più interpretazioni e quindi potenzialmente molto pericolosa. Facciamo un esempio di fantasia, ambientato a Paperopoli.
Rockerduck: “Se non cancelli l’articolo sul tuo blog che parla male di me, ti trascino in tribunale per diffamazione a mezzo stampa.”
Paperino: “Ma il mio blog non è una testata!”
Rockerduck: “Però hai un banner pubblicitario, quindi potresti essere un’impresa, e quindi devi iscriverti al ROC. Anzi, se non togli l’articolo ti denuncio pure per stampa clandestina.”
Paperino: “Ok. Sob.”
Provate a sostituire “Rockerduck” con “picciotto” e “Paperino” con “cittadino” e il gioco è fatto.
Notizia tratta integralmente da Punto Informatico del 10 Novembre 2008
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Firma anche tu…
Pubblicato da shardana51 su 17 Novembre 2008
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Lampade a basso consumo però inquinano di più
Pubblicato da shardana51 su 15 Dicembre 2008
L’Unione europea ha deciso che dal 2012 tutte le vecchie lampadine ad incandescenza dovranno essere messe fuori legge, una sorta di benservito ai loro inventori, la loro creatura ha fatto il suo tempo. È giunta l’ora di ripiegare sulle altre lampadine a basso consumo che però hanno il brutto vizio di inquinare e devono essere smaltite in modo particolare (sicuramente molto più costoso) perché contengono mercurio, lo stesso metallo liquido che è stato bandito dai termometri dalla Uè. Un sistema di smaltimento delle nuove, lampadine più complesso implica maggiori costi, anche energetici. Il risparmio di energia che ne deriva potrebbe finire in un maggiore impatto ambientale, alla fine non so quanto il gioco valga la candela. Gli Euro burocrati dimostrano con questa decisione una scarsa dimestichezza con le questioni energetiche. Se è vero che le lampadine si accendono quando fa buio, è altrettanto vero che durante la notte tutte le centrali che sfruttano un ciclo termico (sia quelle termoelettriche che quelle nucleari) non possono essere spente per poi essere riaccese la mattina successiva, devono continuare a produrre energia che nessuno consuma. Ben vengano quindi le lampadine che consumano molto che si mangiano questa energia in eccesso. In attesa del fatidico 2012 inizio a fare scorta per non trovarmi al buio e costretto a usare lampadine che emettono una luce che altera i colori e che con la luce solare, l’unica fonte di illuminazione alla quale i nostri occhi dopo millenni di evoluzione si sono adattati, non ha nulla a che fare.
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Sempre più urgente la riforma della giustizia
Pubblicato da shardana51 su 11 Dicembre 2008
Tra Salerno e Catanzaro la magistratura sta dando, in questi giorni, il meglio di sé. Mai prima d’ora era accaduto che due Procure si accusassero vicendevolmente di corruzione in atti giudiziari e operassero reciproci sequestri, avvalendosi di una stupefatta polizia giudiziaria.
Lo strabismo politico di alcuni magistrati, la loro mania smania di protagonismo suscitano sconcerto in una sempre più attonita pubblica opinione. È questa sarebbe l’istituzione in cui tutte le cariche dello Stato affermano la loro fiducia, invitando i cittadini a fare altrettanto? Il conflitto attualmente esistente tra la Procura di Salerno e quella di Catanzaro scaturito, probabilmente, dall’intervento della Procura generale di Catanzaro che, a suo tempo, avocò a sé l’inchiesta “Why not” (nella quale si prospettava il coinvolgimento di politici eccellenti quali Prodi e Mastella) condotta dal pubblico ministero Luigi De Magistris che, successivamente grazie all’interessato intervento dell’allora ministro Mastella fu trasferito d’ufficio dal Csm alla sede di Napoli, sporse denuncia alla Procura di Salerno.
Le inchieste a cui il Pm faceva capo, probabilmente erano il frutto di lotte segrete ed intestine, tutte interne al sottobosco politico di sinistra della Calabria, o ad essa collegate, che, evidentemente, cercavano, in qualche modo, di coinvolgere altri personaggi, con l’aiuto della magistratura locale. Infatti, quella regione gestisce, da sempre, cifre enormi, sia in aiuti dello Stato, che dell’Unione Europea. Centinaia di milioni di euro, che vengono gestiti senza controllo, o, se anche ci sono, in modo senz’altro molto dubbio e poco trasparente. Da qui le lotte, non di competenze o altro, ma, scendendo al nucleo, di “piccioli”, di soldi. Con la “esse” maiuscola.
Resta il fatto che la guerra tra le anzidette Procure, a colpi di sequestri e contro sequestri di documenti dai rispettivi uffici, getta fango sulle Istituzioni e aggrava ulteriormente la sfiducia del cittadino nell’operato della Magistratura. Il fatto che il Capo dello Stato – nella sua veste di presidente del Consiglio Superiore della Magistratura – sia stato costretto ad intervenire nella faida tra i magistrati di Salerno e quelli di Catanzaro dimostra, senza ombra di dubbio, la necessità di una urgente e radicale riforma del sistema giudiziario. Sì, il compito dello Stato, ora, è quello di recuperare gli spazi di garanzia e dare corso ad una radicale riforma della giustizia. Subito.
QUESTA NON E’ LA GIUSTIZIA CHE VOGLIAMO
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Le armi non danno la sicurezza.
Pubblicato da shardana51 su 9 Dicembre 2008
Il ministro Maroni ha espresso piena soddisfazione per l’approvazione definitiva – il 23 luglio scorso da parte del Senato – della legge sulla sicurezza, ma a causa della paura e dell’insicurezza nel nostro paese scoppia la febbre dell’arma, e ogni mese vengono presentate centinaia di richieste di porto d’ arma «per difesa personale». Molti chiedono l’arma poiché si sentono minacciati, ancorché vagamente, ma tanti la chiedono perché fa della pistola uno status symbol all’americana. La prefettura unico soggetto deputato a rilasciare il porto d’armi prima di farlo svolge gli opportuni accertamenti per capire, in buona sostanza, se ci sono elementi seri che giustifichino la necessità di vivere armati o se sia la mera pretesa di chi cerca una scorciatoia per cancellare le proprie ansie. Chiedere il porto di pistola é diventata la prima risposta che centinaia di italiani danno alla paura, considerata la strada più semplice (ma in realtà non è assolutamente così) per contenere la paura e l’ insicurezza tanto generica quanto crescente. Ma il porto d’armi per difesa personale é a tutti gli effetti un’eccezione. Quindi non è assolutamente facile ottenerlo. Nemmeno una ragazza pedinata continuamente da un ex o da un mitomane, che ha subito molestie o aggressioni a sfondo sessuale, anche se vive in una situazione di costante apprensione e pericolo non otterrà un’arma per difesa personale. Per i suoi problemi dovrà ricorrere all’autorità giudiziaria. Anzi, è quella l’unica via percorribile. Anche se spesso le reiterate denunce (e il caso Delfino, il genovese che il IO agosto 2008 uccise a Sanremo la sua ex dopo mesi di telefonate e appostamenti ossessivi, lo dimostra) non sono servite a scongiurare pericoli. Anche chi è nel mirino di estorsori o usurai non ha alcuna possibilità. Anche in questo caso dovrà rivolgersi alle forze dell’ordine. Giustamente soltanto chi ha concrete possibilità d’essere vittima d’un reato predatorio avrà la possibilità di ottenere la tanto sospirata arma. E quindi portavalori, gioiellieri, e pochi altri. Comunque, le armi sono una soluzione estrema, la prevenzione si fa in altro modo e con l’aiuto delle forze di polizia.
Le armi sono un pericolo anche per chi le usa,
un proiettile vagante un pericolo per tutti.
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II Culto delle Acque in Sardegna
Pubblicato da shardana51 su 5 Dicembre 2008
L’acqua è sempre stata oggetto di culto presso tutti i popoli, soprattutto presso quelle popolazioni ove le precipitazioni sono state sempre scarse.
L’assenza o la scarsità dell’acqua ha contribuito a creare in Sardegna una situazione di grande povertà, di spopolamento e conseguente impoverimento dell’attività produttiva incidendo sui destini dell’isola. Tale culto ha assunto in Sardegna delle manifestazioni magiche e religiose. Per cui nel passato, ma non solo, si ricorreva alla magia, attraverso la quale gli abitanti per più di tremila anni hanno espresso la loro paura, angoscia e speranza invocando un Dio che facesse cadere dal cielo il prezioso liquido. Tale invocazione veniva espressa mediante riti che sono stati spesso studio di indagini antropologiche da parte di molti studiosi. Questi culti riguardavano non solo l’acqua pluviale ma anche quella sorgiva. Essi avevano riti diversi e riguardavano zone e culture diverse, cioè la montagna e la pianura e quindi la pastorizia e l’agricoltura. Questi riti propiziatori della pioggia sono durati a lungo in Sardegna, diciamo fino agli anni 50, con un cerimoniale di elementi magici e pratici, la cui origine risale al periodo protosardo e nuragico. È chiaro che ciò avveniva poiché l’uomo primitivo era convinto dell’esistenza di un “Dio della pioggia”, cioè un essere superiore in grado di concedere la pioggia solo attraverso certi meccanismi per mezzo della magia, di offerte, preghiere e quanto altro serviva a conseguire lo scopo. In Sardegna tale Dio era identificato con Maimone, il Dio della pioggia appunto.
Per ottenere la pioggia, si usava immergere le statue fatte di legno o di paglia, in un fiume o in una pozza d’acqua. Infatti la statua rappresentava il Dio dotato di potere uranico (dal cielo) e l’acqua del fiume o della pozza rappresentava il cielo, contenitore d’acqua. E chiaro che tale rito, o presso un pozzo sacro, oppure nello svolgersi di una processione, presupponeva la completa e cieca partecipazione e credenza di tutti i partecipanti, senza avanzare il minimo dubbio su quanto si svolgeva, pena l’insuccesso.
Come già detto si avevano diversi riti a seconda che gli abitanti abitassero in montagna o in pianura, cioè se l’economia era basata sulla pastorizia o sull’agricoltura. Quindi il cerimoniale collettivo basato su di una processione con la presenza di un simulacro era esclusivamente agricolo, mentre in montagna avevamo un cerimoniale molto più elaborato e denso di religiosità e si svolgeva nei pozzi sacri. Questi cerimoniali si svolgevano in certi periodi dell’anno. Questo periodo corrispondeva grosso modo alla primavera, al termine dell’inverno, soprattutto nei mesi di marzo e di aprile, allorquando cessando le precipitazioni invernali la campagna, in montagna o in pianura, necessitava di precipitazioni per l’erba o per la crescita del grano o altro.
Si pensa che al cerimoniale partecipassero tutti indistintamente, ma i protagonisti erano soprattutto le donne e i bambini. Bisognava che chi invocava la pioggia fosse immune da ogni peccato o colpa, per cui i bambini, sinonimo di innocenza e purezza, e le donne vergini o quelle che per un certo periodo non avevano avuto rapporti sessuali, erano i protagonisti principali in un cerimoniale che però non conosceva gerarchie, ma era aperta a tutti, in quanto tutti erano interessati alla riuscita e al conseguimento del fine. I riti che si svolgevano presso questi pozzi miravano allo stesso scopo, e cioè l’invocazione affinché dal cielo cadesse la pioggia, oltre ad altre manifestazioni, come vedremo, di carattere terapeutico o come prova ordalica. Presso questi pozzi i riti assumevano un valore di gran lunga superiore rispetto a quelli che si svolgevano in pianura, che erano per lo più espressione di popolazioni locali, limitate nel numero.
Al contrario, i pozzi sacri che erano situati in luoghi di facile reperibilità e visibilità, erano come santuari di frequentazione generale con strutture assai complesse chiamate ” cumbessias” e “‘ muristenes” che permettevano il soggiorno di “pellegrini” provenienti da diverse località. I due aspetti, quello pagano e quello religioso continuano ad operare in Sardegna nonostante diversi secoli di “dominazione cattolica” e dopo 1500 anni dalla denuncia accorata di Papa Gregorio Magno. Infatti Papa Gregorio Magno, uno dei Papi più importanti di tutta la Cristianità, soprattutto per la sua cura pastorale e le esortazioni indirizzate a vescovi, principi e amministratori, nel Maggio del 594, per mezzo di due sacerdoti, indirizza una epistola a Ospitone, capo delle popolazioni barbaricine, nella quale si lamenta che dopo 600 anni dalla morte del Cristo, in Sardegna “Barbaricini omnes ut insensata ammalia vivant, Deum veruni nesciant, Ugna autemet lapides adorenf. Cioè le popolazioni vivono come animali insensati, ignorando il vero Dio e adorando tronchi d’albero e pietre.
Questo tipo di costruzione non si trova altrove ed in particolare in nessun altro territorio che ebbe rapporti commerciali e culturali con la Sardegna. È quindi un elemento indigeno, apparso nell’età dei nuraghi con i quali ha in comune la struttura megalitica.
Che l’acqua avesse anche carattere sacro con virtù terapeutiche e purificatrici ne erano convinte le comunità nuragiche che, più di tremila anni fa, avevano dedicato ad essa santuari, fonti sacre, templi a pozzo diffusi in tutta la Sardegna.
Prisciano, poeta latino, dice: “Sardoniae post quam pelago circumflua tellus fontibus e liquidis praebet miracela mundo qui sanant oculis aegros damnantque nefando periuros furto, quos tacto flamine caecant” e Isidoro, vescovo spagnolo: “La Sardegna ha delle sorgenti termali, le quali mentre guariscono gli infermi, fanno perdere la vista ai ladri, se dopo aver giurato si tocchino gli occhi con quelle acque”.
E Solino, nel III sec d.C. , scrive: “In Sardegna pullulano in vari luoghi delle acque termali e salubri, dotate di virtù terapeutiche; esse o rafforzano le ossa indebolite o disperdono il veleno inoculato dalle solifughe (specie di animale che evita la luce) o anche fanno sparire i dolori degli occhi. Descrizione abbastanza chiara ed esauriente di questi riti presso le acque sacre in quanto si tratta di un vero e proprio “iudicium acquae” e cioè del rito ordalico o giudizio di Dio. Infatti, e non a torto, si è parlato della Sardegna come di un continente, di uno Stato (giudicati), di una civiltà nuragica, di una lingua sarda per mettere in evidenza proprio questa sua unicità.
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Netizen Clandestino, pronti per lo sciopero della Rete: ecco il nostro Inno.
Pubblicato da shardana51 su 2 Dicembre 2008
No alla Clandestinità, vogliamo la libertà
Domani 2 Dicembre 2008 potete invece contribuire inviando una mail agli Onorevoli della VII Commissione Cultura. Qui troverete tutte le istruzioni. No alla Clandestinità, vogliamo la libertà
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